martedì 8 maggio 2018

Il gioco delle tre carte e l'incarico-truffa

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il presidente della Repubblica gioca col il fuoco, rischiando di incendiare la nostra democrazia. Lo scopo della mia affermazione non è incendiare gli animi, ma, al contrario, invitare alla prudenza. Nella convinzione che le mie parole sembreranno troppo forti ad alcuni, cercherò in questo pezzo di illustrarne il senso e la compatibilità con l'invito alla prudenza.

L'antefatto, noto a tutti, è che dalle recenti elezioni politiche non è venuto fuori un unico vincitore. A chi di questo si scandalizza rammento che la cosa è piuttosto comune nelle democrazie. Lo è meno nei regimi autoritari dove il meccanismo delle elezioni è disegnato per produrre un solo vincitore, quel vincitore! Se non vogliamo fare ricorso a leggi fascistissime, dovremo farcene una ragione. Sulla carta sarebbero possibili soltanto maggioranze di coalizione, qualora almeno due delle tre principali forze politiche (M5S, centrodestra e PD) si mettessero d'accordo. Negli ultimi due mesi, il presidente della Repubblica ci ha provato e riprovato, ma ogni suo tentativo è stato vanificato dai veti incrociati espressi dai partiti, il gioco delle tre carte. Chi sostiene che i partiti avrebbero dovuto mettersi d'accordo nel superiore interesse dell'Italia è fuoristrada: il compito dei partiti è rappresentare i cittadini; per rappresentare "superiori interessi" di partito potrebbe bastarne uno solo, ma gli italiani hanno riutato per sempre simili regimi e anche di questo dovremmo farcene una ragione. Per venir fuori da questo vicolo cieco, il presidente ha dichiarato di voler varare un governo "neutrale" o "di tregua", queste le parole usate, chiedendo al futuro presidente del Consiglio e ai suoi ministri di rinunciare a candidarsi alle prossime elezioni . Per la verità, egli ha usato anche l'aggettivo europeista, che oggi troviamo ovunque, come il prezzemolo. Ne viene fuori una bizzarra idea di neutralità, dal momento che due delle tre principali forze politiche sono alquanto ostili alle politiche imposte dall' "Europa" e, forse proprio per questo, hanno incrementato il proprio consenso. Non riesco a immaginare come possa ottenersi una tregua imponendo a tutti il punto di vista di una sola parte. Nelle intenzioni dichiarate dal presidente, tale governo, comunque, dovrebbe restare in carica fin quando le forze politiche non trovino un accordo e, in ogni caso, non oltre il prossimo dicembre quando, in mancanza di una coalizione politica in grado di avere i numeri in Parlamento, verrebbero indette elezioni anticipate.

Ma possono davvero esistere governi che non siano politici? Il nuovo governo, infatti, sarebbe chiamato fare la nuova legge finanziaria e a "sterilizzare" l'aumento dell'IVA, decidendo quindi chi dovrebbe pagarne il corrispettivo. Peggio ancora, i membri del futuro governo non sottoporrebbero il proprio operato al giudizio degli elettori, di fatto agirebbero senza alcun controllo da parte del Parlamento o del popolo. In sostanza, si tratterebbe di qualcosa di molto simile al governo Monti che fu fatto senatore a vita dall'allora presidente Napolitano, proprio perché non dovesse render conto ad alcuno delle politiche che lo avrebbero poi reso tristemente famoso. Come oggi, l'"Europa chiedeva" e Monti e Fornero non ne delusero le aspettative. Un governo "non politico" per compiere importanti scelte politiche tanto antipopolari che nessun governo politico avrebbe potuto. Un tale governo non ha nulla di democratico, è un sovrano assoluto, come quel Luigi XVI mandato via dal popolo francese al grido di Liberté, Egalité, Fraternité .

Maurizio Crozza

All'epoca di Monti, Crozza commentò "sento odore di cetriolo". Percependo forse qualcosa di simile, due delle principali forze politiche, il M5S e la Lega, hanno oggi dichiarato che mai appoggerebbero un simile governo e, poiché senza tali voti nessun governo è aritmeticamente possibile, si prospettano elezioni anticipate che, in tal caso, dovrebbero tenersi in estate. Stamane ho ascoltato alla radio illustri commentatori politici che si dichiaravano ostili alla possibilità di votare luglio o a settembre, aumenterebbe l'astensionismo, dicevano. Nella mia opinione, questo rischio è il minore dei problemi. Per comprendere quale veramente sia la posta in gioco e quale rischio corra la nostra democrazia, devo fare una breve digressione sulla maniera in cui in Italia si forma un governo.

Il presidente della Repubblica attribuisce l'incarico di formare il governo ad una persona che egli ritiene in grado di trovare una maggioranza in Parlamento. Nella situazione presente questa persona evidentemente non esiste, ma immaginiamo che egli si convinca di averla trovata e gli conferisca l'incarico. Il presidente del Consiglio incaricato, secondo la prassi, accetta l'incarico con riserva e avvia consultazioni con le forze politiche presenti in Parlamento. Se si convince, o dice di essersi convinto, di aver trovato i voti necessari, il presidente del Consiglio incaricato scioglie la riserva e viene nominato con decreto del presidente della Repubblica, subito dopo presta giuramento e assume i poteri di presidente del Consiglio. La Costituzione impone che egli sia tenuto a chiedere  la fiducia al Parlamento entro 10 giorni, se non la riceve deve presentare le dimissioni al Presidente della Repubblica, ma rimane in carica fin quando un nuovo governo non venga costituito. E, nell'attuale situazione politica italiana, questo significa che rimarrebbe in carica per tutta la campagna elettorale, fino all'elezione del nuovo Parlamento. Secondo la Costituzione italiana, in situazioni di urgenza, il governo può emanare decreti che hanno valore di leggi: questo è comprensibile ma, come è stato rilevato dalla Corte Costituzionale, i governi italiani hanno fatto ricorso con disinvoltura eccessiva alla decretazione d'urgenza. In passato sono state approvate così leggi ad personam: un decreto ha ridotto le imposte sulle "donazioni" fatte come anticipo di successione ereditaria permettendo a qualcuno (indovinate chi) di risolvere alcuni problemi aziendali. Quando il decreto è poi decaduto perché il Parlamento non lo ha convertito in legge, tutti i problemi di quell'azienda erano già stati risolti

Giulio Andreotti (a sinistra) con Bettino Craxi.


Fantapolitica? Credete che non possa accadere? Eppure è accaduto per ben tre volte nella storia della Repubblica. Nel 1953, Alcide De Gasperi aveva fatto approvare una nuova legge elettorale che prevedeva un forte premio di maggioranza per quei "partiti apparentati" che avessero raggiunto la soglia del 50%, qualcosa di simile all'Italicum di Matteo Renzi La sinistra (all'epoca era ancora "di sinistra") sostenne che si trattava di una legge-truffa che, qualora fosse scattata la soglia, avrebbe lasciato la Democrazia Cristiana unico arbitro della politica italiana. Anche allora, come oggi, gli italiani decisero di punire la DC e De Gasperi ed il premio non scattò. Anche allora il presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, cercò di forzare la mano, incaricando prima De Gasperi e poi un'altro democristiano, Amintore Fanfani. Ma né De Gasperi né Fanfani ottennero la fiducia, i rispettivi governi durarono poco più di un mese, e la crisi politica trovò soluzione soltanto quando si formò un governo di coalizione. Nel 1972 il presidente Giovanni Leone affidò l'incarico a Giulio Andreotti che, com'era prevedibile, non ricevette la fiducia. Il governo tuttavia rimase in carica per oltre quattro mesi e gestì le elezioni anticipate. Leone e Andreotti sono stati tra i principali protagonisti degli scandali che, culminando con Tangentopoli, segnarono poi la fine della cosiddetta prima Repubblica.

Dare l'incarico di costituire il governo in assenza di numeri certi in Parlamento sarebbe, nella mia opinione, un azzardo carico di insidie per la democrazia. Da parte di chi riceve l'incarico, poi, sciogliere la riserva in assenza di numeri certi supererebbe i limiti della temerarietà. Un presidente del Consiglio al di fuori del controllo del Parlamento e del popolo sarebbe l'equivalente di un vero e proprio colpo di stato. Mi auguro che il nostro presidente della Repubblica voglia risparmiare al Paese un simile rischio. Meglio lasciare in carica Gentiloni.

domenica 29 aprile 2018

IDIOTI

« L'idea base del film mi è venuta nel momento stesso in cui abbiamo scritto il manifesto. Ho pensato ad un gruppo di persone che scelgono di comportarsi come degli idioti, tutto qui. » (Lars von Trier)

Idioti è un film del 1998, scritto e diretto dal danese Lars von Trier. Il tema dell'idiota, del "buon" idiota, attraversa tanta letteratura, a partire da un'interpretazione forse errata del Vangelo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5, 3), «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11, 25). Il mito del santo o dell'eroe idiota passa dall'"Orlando Furioso" dell'Ariosto, al "Don Chisciotte" di Cervantes, al "Candido" di Voltaire, a "L'idiota" di Dostoevskij, e si arricchisce di connotati inquietanti con la contaminazione di idiozia, male e santità, giungendo forse al culmine nelle due contorte cristologie presentate da Borges, con il racconto "Tre versioni di Giuda", e dallo stesso von Trier, con il film "Le onde del destino".

L'idiozia oggi è di moda. La moda aggiunge un ché di frizzante al già tremendamente instabile cocktail di idiozia, santità e male. Così è normale che si parli e soprattutto si scriva di un misterioso complotto in cui si suppone che i governi ci infliggerebbero "scie chimiche", quando il buon senso suggerirebbe che i governi sono anche capaci di grandi nefandezze, ma difficilmente ne compiono senza ragione. E nella storia delle scie manca proprio questo: il movente. Ma evidentemente si tratta di una rivincita che "i piccoli" si prendono contro "sapienti" e "dotti": credono alle "scie chimiche" tanto più perché si tratta di una storia senza senso; mi si perdoni la citazione un po' contraffatta del filosofo cristiano Tertulliano.

Oggi, nell'era delle "bufale", non ha più senso porre domande quali "come" o "perché", delle 5 "W" del giornalismo sopravvivono soltanto "chi" e "cosa", persino "dove" è diventato un optional, come la custodia dell'iphone.

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in una castroneria mostruosa, in cui esplicitamente si rivendica la superiorità dell'ignoranza. Avevo scritto un post in cui si parlava di viadotti pericolanti, argomento ormai di quotidiana attualità dalle mie parti. Per carità di patria, mi limito a descrivere l'immagine che mi hanno postato, omettendo il nome del poveretto che lo ha fatto. La parte superiore dell'immagine è un disegno che mostra operai intenti a costruire una strada romana con un testo che riporto, «In origine l'uomo senza nessun titolo di studio iniziò a costruire strade "eterne"». Nella parte inferiore vi è una fotografia di un viadotto siciliano recentemente crollato ed un altro testo: «poi l'uomo si è evoluto frequentando le "Università"». Si tratta di una bufala doppia: in primo luogo gli ingegneri romani erano i migliori del mondo antico proprio perché... studiavano parecchio, come si potrebbe evincere dai dieci libri del "De Architectura" di Vitruvio, un "must" degli studi dell'epoca, in secondo luogo dubito che si possano spiegare i crolli dei viadotti con l'esistenza dell'università piuttosto che con l'ignoranza, la negligenza o il dolo.

domenica 7 gennaio 2018

Sacchetti biodegradabili: un milione di buone ragioni per smetterla di giocare!


Dal primo gennaio i supermercati devono fornire sacchetti biodegradabili a pagamento per tutti gli alimenti sfusi che devono essere pesati. La nuova norma, contenuta nella Legge n. 123 del 3 agosto 2017, non ha mancato di suscitare polemiche. Tra i sostenitori del provvedimento, alcuni  si sono trincerati dietro la solita frase "l'Europa ce lo chiede", in questo caso quantomai falsa poiché nessuna norma comunitaria impone l'uso di tali sacchetti. Altri, invece, hanno plaudito all'iniziativa del governo: si tratterebbe di un piccolo contributo per sostenere l'ambiente, giusto, quindi, imporlo per legge. Questa tesi sembra smontata dal fatto che tale "contributo" rimarrà nelle mani di chi ci vende gli alimenti contenuti nei sacchetti. Tra i molti critici, il Sole 24 ore, giornale abitualmente equilibrato nei giudizi,avanza una serie di dubbi che appaiono fondati [1]. Perché non permettere l'uso alternativo di sacchetti di carta, sicuramente più ecosostenibili? Perché imporre che i sacchetti siano monouso e, cioè, che non possano essere riutilizzati per lo stesso scopo e, ancora, perché stabilire che essi siano fabbricati con plastica vergine, cioè non riciclata? In alcuni ambienti economici, ripresi dallo stesso quotidiano milanese, si ventila che il provvedimento, più che proteggere l'ambiente, abbia il fine di favorire alcuni produttori di bioplastica: si spiegherebbe così il fatto che la plastica dei sacchetti potrà essere prodotta da materie prime rinnovabili soltanto al 40% (a regime si arriverà al 60%), in altre parole potrebbe persino non essere adatta al compostaggio dei rifiuti organici, in tal caso i sacchetti che ci verranno venduti dai supermercati dovrebbero essere conferiti con la plastica e non con la frazione umida...
Personalmente, non sono incline a credere che sia una manovra volta a favorire Tizio o Caio, produttori di sacchetti. Al contrario, penso che si tratti dell'ennesima norma raffazzonata, volta a dare l'impressione di aver fatto qualcosa per l'ambiente per poi spenderla in campagna elettorale, mentre l'ambiente rimane probabilmente l'ultima tra le priorità dei governi di questa legislatura. L'obbligo di usare plastica vergine e sacchetti monouso suggerisce infatti che tali misure potrebbero ottenere un effetto opposto a quello che si proclama di volere, aumentando la quantità di plastica così prodotta. E, di certo, non depone bene il fatto che la norma sia stata inserita in una legge con tutt'altro titolo (Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno)...

L'inquinamento da materie plastiche costituisce indubbiamente una delle emergenze del pianeta, come vuole ricordare la foto in alto: tali materiali "sopravvivono" nell'ambiente per tempi lunghissimi che, in qualche caso, giungono ai 1000 anni. La politica dei paesi più ricchi, negli ultimi anni, ha cercato di spingere nella direzione del riciclo di tali materiali. Si è preferito sorvolare sul fatto che il riciclo delle plastiche richiede energia, produce CO2, e, quindi, è di per se inquinante. Si è preferito dimenticare che le plastiche riciclate hanno sempre una qualità inferiore a quella delle plastiche vergini da cui derivano e, quindi, non sono adatte ad un uso igienico in contatto con alimenti. Un parziale cambiamento di rotta è contenuto nella direttiva UE 2015/720 del 29 aprile 2015. La direttiva è proprio quella invocata dal governo per giustificare la legge sui sacchetti. In realtà essa impone agli Stati membri l'adozione delle "misure necessarie per conseguire sul loro territorio una riduzione sostenuta dell'utilizzo di borse di plastica in materiale leggero", obiettivo che, come abbiamo visto, la legge 123/2017 non può cogliere. La stessa direttiva UE spiega come la misura possa  (a) comprendere il ricorso a obiettivi di riduzione a livello nazionale oppure (b) prevedere il mantenimento o l'introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione.
Senza porsi alcun obiettivo di riduzione, il Governo italiano ha scelto la più facile strada (b) e ha deciso di imporre un costo visibile per (alcuni) sacchetti, cosa che parrebbe atta a disincentivarne il consumo, stabilendo però contestualmente l'obbligo di usare sacchetti vergini, nei fatti rendendo impossibile ogni riduzione, a meno che non intendiamo smettere di consumare frutta e verdura.

Nel seguito di questo articolo cercherò di discutere quali misure alternative veramente efficaci sarebbero state possibili, prendendo in considerazione le varie tipologie di imballaggi di plastica che oggi vengono riciclate con un costo elevato per la società o, peggio ancora, finiscono in discariche e inceneritori. Per ognuna delle tipologie, fornisco il peso stimato dei rifiuti prodotti in media da un italiano, per avere il peso totale basta moltiplicare per 60 milioni. Una fonte che si è rivelata utile a questo proposito è il blog "portalasporta", promosso dall'Associazione Comuni Virtuosi [2]. In ogni caso, come vedremo, la parola magica è riuso. Imballaggi e contenitori devono essere realizzati con materiali durevoli, come ad esempio il vetro o la plastica rigida, stabilendo norme che spingano al riuso degli stessi, come potrebbe essere una tassa su ogni contenitore.

Composizione dei rifiuti di materia plastiche provenienti dalle famiglie italiane. 


0.7 Kg: sacchetti per frutta e ortaggi

Prima di ogni altra cosa è necessario sapere di cosa stiamo parlando: i sacchetti per frutta e ortaggi oggi in uso da parte della grande distribuzione, come quelli impiegati prima della nuova legge, pesano circa 4 grammi. In un anno, secondo le statistiche, ogni italiano ne usa in media 170, circa 0.7 kg a testa o, se preferite, 42 mila tonnellate l'anno in Italia. E' dubbio che la nuova legge ridurrà in qualche modo questa quota.

1 Kg: detergenti per la cura della persona
Questo è il peso medio dei contenitori dei detergenti che un consumatore italiano acquista in media in un anno. Come ridurli? Accordare la propria preferenza ai saponi solidi, come un tempo si usava, piuttosto che a quelli liquidi, sarebbe la soluzione ideale: sono commercializzati usando la carta, materiale riciclabile e compostabile, come imballaggio. E come fare con lo shampoo o il bagnoschiuma, vere icone della società dei consumi [3]? Potrebbero essere venduti alla spina e versati in flaconi di vetro o plastica di proprietà del consumatore. Una soluzione che avrebbe un minore impatto sui consumatori è la vendita in buste di plastica monouso, come oggi avviene per alcuni "ricambi". Tali buste, avendo un peso sensibilmente inferiore, ridurrebbero l'impatto sull'ambiente.

 1,9 Kg: stoviglie usa e getta

A tanto ammonta il peso di piatti, bicchieri e posate di plastica prodotto in media da un italiano.
La soluzione è estremamente semplice, bisogna usare stoviglie costruite con materiali durevoli ed impiegare per il lavaggio le lavastoviglie, che richiedono un consumo di acqua e detersivi molto ridotto rispetto al lavaggio a mano. Evitando rimedi drastici come la proibizione delle stoviglie in plastica, sarebbe sufficiente imporre su di esse una tassa e fare una campagna di sensibilizzazione.

3 Kg: buste di plastica monouso

Le sporte monouso sono proibite in Italia dal 2011 soltanto presso la grande distribuzione di generi alimentari, ma continuano ad essere utilizzate presso negozi piccoli o di generi non alimentari o mercati rionali, per un totale stimato in circa 3 Kg l'anno per ogni italiano (prima della legge del 2011 erano 6 Kg). Estendere a tutti gli esercizi la normativa vigente per i supermercati alimentari consentirebbe di azzerare questa cifra.

4 Kg: contenitori per detersivi e detergenti per la casa

In media, in un anno, ogni italiano si disfa di 70 contenitori per detersivi e detergenti per la casa, per un totale di circa 4 kg. Obbligare la vendita alla spina dei detersivi liquidi avrebbe un forte impatto di riduzione dell'inquinamento. 

7 Kg: contenitori di plastica per bevande, succhi, acqua minerale, latte

Anche qui l'obbligo della distribuzione alla spina permetterebbe una drastica riduzione degli inquinanti.

Conclusioni

La proibizione degli shopper monouso presso i supermercati, stabilita per legge nel 2011 ed entrata in vigore soltanto nel 2015 dopo mille proroghe, ha permesso una importante riduzione della produzione di rifiuti di plastica che può essere stimata, per ogni anno, in circa 3 Kg per ogni italiano ovvero in 180 mila tonnellate in totale. La produzione totale di rifiuti di plastica ammonta tuttavia ancora a circa 17.6 Kg pro capite ovvero circa un milione di tonnellate l'anno in totale. La normativa introdotta dalla legge 123/2017 incide soltanto su 0.7 Kg pro capite di rifiuti di plastica, ovvero su circa il 4% del totale e non fornisce neppure garanzia di ridurre tale minuscola quota. Provvedimenti molto più efficaci potrebbero essere introdotti, senza incidere troppo sulle abitudini dei consumatori, intervenendo sugli shopper monouso (17% del totale degli attuali rifiuti di plastica) ancora permessi in molti esercizi commerciali, come pure con la proibizione dei contenitori monouso per detersivi e detergenti destinati all'impiego casalingo (23%). Ancora di più si può fare intervenendo sulle bottiglie di plastica adoperate per contenere bevande, latte o succhi (40%). Gli interventi che propongo porterebbero ad un abbattimento dell'80% dei rifiuti di plastica


[1] http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-01-03/ecco-come-funziona-legge-sacchetti-biodegradabili-210318.shtml?uuid=AEDsBpaD&refresh_ce=1
[2] http://www.portalasporta.it/plastica_meno_15_chili.htm
[3] https://www.youtube.com/watch?v=1RRt_3iU5Os

sabato 7 ottobre 2017

Abbandonare gli animali è un reato! Lettera aperta ad un sindaco


Caro Sindaco,
ti scrivo in uno stato emotivo alterato, sono commosso e al tempo stesso adirato, perché non saprei davvero a chi altri rivolgermi. Poco fa, io e mia moglie abbiamo trovato altri due animali abbandonati, sono due gattini piccolissimi, ancora con gli occhi chiusi, tracce di cordone ombelicale, incapaci di alzarsi sulle quattro zampe. Erano lì, freddi come cadaverini, pigolavano flebilmente buttati in mezzo ai rovi bagnati dalla pioggia di stamane, tra le immondizie che alcuni nostri concittadini gettano dove capita prima. Li abbiamo raccolti per soccorrerli, come avevamo fatto appena 5 giorni fa con un'altra gattina, Mignolina, (è quella grigia nella foto), come abbiamo fatto due mesi fa con un cagnolino, Ninai, trovato abbandonato e pieno di pulci. Non so davvero cosa fare, non posso lasciare morire un animale di fame e di sete dietro l'uscio di casa. Noi già ospitavamo un cane, Ciccio, in paese lo conoscono quasi tutti, e sei gatti, la Bella, Schicchirigno, che abbiamo trovato cieco dietro la porta di casa con gli occhi divorati dalla rinotracheite, la Piccisgnaccola, Misiricchiu (detto
anche Bin Laden perché è un vero terrorista), Brunello e Drusilla. Tutti trovatelli, tutti sterilizzati. Molti altri animali abbandonati, per fortuna, siamo riusciti a regalarli. Si, perché viviamo in un appartamento e in un condominio, non abbiamo un vero giardino, soltanto un terrazzo.
Ti scrivo, caro Sindaco, perché credo che l'abbandono degli animali nella nostra cittadina, non debba rimanere un problema soltanto nostro e di quegli altri che come noi, si occupano degli animali abbandonati. So che di questo dovrebbe occuparsi il Comune e, per questo ti scrivo: insieme possiamo cercare di trovare una soluzione. Credo che occorrano le telecamere e che l'abbandono debba essere perseguito come previsto dall'articolo 727 del Codice Penale, "Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.". Al tempo stesso mi rendo conto che non posso continuare ad accogliere altri animali perché non sono in grado di assicurare loro le cure e gli spazi di cui avrebbero bisogno. Lo stesso art. 727 prosegue infatti: "Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze". Cani e gatti in spazi ristretti infatti litigano e gli ambienti di cui dispongo, con tutti i sacrifici che io e mia moglie possiamo fare, hanno raggiunto un limite che non è possibile superare senza pregiudizio per la salute delle nostre care bestiole.
Ai miei concittadini chiedo aiuto: un cane o un gatto portano gioia in una casa, se vi è possibile adottate i trovatelli, non comprate animali di razza! E se possedete cani o gatti, fateli sterilizzare, soprattutto le femmine, non risparmiate su questo: cento euro spesi così ridurranno di tanto le sofferenze di povere bestie incolpevoli!


sabato 12 agosto 2017

Acqua sporca, acqua pulita: ma diamo i numeri?


Ecco tutti i numeri del mare siciliano: in alto secondo il Ministero per la Salute [1] e, in basso, secondo la rilevazione indipendente di Goletta Verde [2]. In entrambi i casi, il blu sta a indicare parametri entro la norma, mentre il giallo e il rosso indicano acque inquinate o fortemente inquinate, rispettivamente.

Il disaccordo è lampante: mare pulito ovunque in Sicilia per il Ministero, numerosissimi casi di inquinamento per Goletta Verde che dal 1986 monitora per conto di Legambiente la qualità delle acque balneabili italiane. La credibilità dei dati che il Ministero diffonde (soltanto da tre anni!) è messa in dubbio dalla stessa Legambiente e da molte fonti anche giornalistiche[3].
Se è comprensibile che il Ministero abbia interesse a non allarmare i turisti, destano preoccupazione le conclusioni di Goletta Verde. Secondo l'organizzazione indipendente, il problema nasce dalla scadente efficienza dei depuratori in Italia.  I dati del sito della Commissione Europea  «Urban Waste Water Treatment Directive (UWWTD) site for Europe» [4], collocano infatti l'Italia agli ultimi posti in Europa per il rispetto della normativa europea sulle acque di scarico: soltanto un terzo delle acque sono trattate correttamente e peggio di noi vi sono soltanto soltanto Romania, Lettonia e Bulgaria!

Per concudere, convinti di essere utili a qualcuno dei nostri lettori, pubblichiamo, per ciascuna località, i dati rilevati lungo le coste siciliane da Legambiente.


[1] http://www.portaleacque.salute.gov.it/PortaleAcquePubblico/
[2] https://www.legambiente.it/golettaverde-map/
[3] http://www.corriere.it/cronache/17_agosto_11/mare-inquinato-goletta-verde-40percento-campioni-ha-batteri-oltre-limiti-cca68a86-7e7d-11e7-9e20-fd5bf758afd2.shtml?refresh_ce-cp
[4] http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52016SC0045

domenica 5 febbraio 2017

TUTTE LE POLIZZE DELLA RAGGI


I fatti, prima di tutto. Salvatore Romeo, impiegato del comune di Roma, nel gennaio 2016 acquista due polizze sulla vita, per un totale di 33 mila euro, indicando come beneficiaria Virginia Raggi, probabile futuro sindaco. Nel mese di giugno la Raggi viene eletta sindaco e Romeo riceve la promozione cui aspirava.

A prima vista, sembrerebbe un caso classico di corruzione e possibile concussione, tuttavia i giudici che indagano sui fatti, dopo un lungo interrogatorio, escludono ogni ipotesi di reato. Com'è possibile?

Vediamo un po'. Se piuttosto che di polizze assicurative si fosse trattato di un trasferimento di denaro contante, si sarebbe trattato di corruzione per Romeo e concussione per Raggi. Romeo avrebbe versato quei soldi per ottenere un vantaggio e questo vantaggio gli sarebbe stato accordato.

L'idea che le cose possano essere andate così ha già fatto tanto danno politico al M5S. Le persone, come diceva William James, raramente agiscono sulla base di ciò che è vero, ma piuttosto sulla base di ciò che sembra vero. E per questa ragione la vicenda Raggi-Romeo, dopo la pubblicazione da parte dell'"Espresso", ha già causato enormi danni di opinione, a Virginia Raggi e al M5S

Cerchiamo di analizzare criticamente i fatti e di comprendere se ci possa essere stata malversazione da parte di Raggi, di Romeo o di altri. La prima cosa che realizziamo è che si tratta di polizze assicurative che la Raggi avrebbe potuto incassare soltanto dopo la morte di Romeo, che risulta essere un cinquantenne apparentemente in buona salute. La Raggi è più giovane di Romeo, tuttavia sembra poco verosimile che ella possa aver accettato un pagamento che sarebbe avvenuto tra 30 o 40 anni. La seconda cosa da osservare è che Romeo, come per tutte le polizze sulla vita, manteneva il diritto di cambiare in qualsiasi momento il beneficiario della polizza: a Romeo sarebbe quindi bastato un istante per andare dal proprio agente assicurativo e fare beneficiario dalla polizza chessò il proprio figlio, piuttosto che la Raggi. Il vantaggio per la Raggi diventa così del tutto aleatorio e, francamente, ci sembra inverosimile che ella possa avere accettato un talmente improbabile "pagherò". Terza e ultima osservazione: la Raggi non era al corrente dell'esistenza delle polizze o, perlomeno, non vi è alcuna prova che lo fosse. E, onestamente, ci sembra assolutamente improbabile che un avvocato esperto come Virginia Raggi potesse accettare un pagamento così incerto e improbabile per correre il rischio di uno scandalo dal quale difficilmente lei e la giunta romana avrebbero potuto sopravvivere.

Si potrebbero aggiungere altre ragioni per cui la malversazione è poco credibile, come potrebbe essere l'esiguo ammontare della somma che la Raggi avrebbe ricevuto, ma, il punto centrale è che nessuno di noi potrebbe essere tanto sciocco da accettare in pagamento polizze come quelle intestate alla Raggi da Romeo. La vera domanda cui bisognerebbe rispondere è perché allora queste polizze, chi ne ha ricevuto effettivamente un vantaggio?

E' evidente che Romeo in questa storia non ha mai corso il rischio di che i suoi soldi finissero veramente alla Raggi. E' altrettanto evidente che da questo scandalo abortito l'"Espresso" e la "Repubblica", i giornali che hanno montato lo scoop, e con essi l'editore De Benedetti abbiano già ottenuto un vantaggio economico, in termini di maggiori vendite. Tutta questa storia ha il sapore di uno scandalo montato a tavolino ad orologeria per danneggiare l'immagine di Virginia Raggi e, in prospettiva, il M5S e non è sorprendente che dietro tutto vi sia proprio quel gruppo editoriale che più apertamente sostiene il PD e non perde occasione per denigrare il M5S.


giovedì 26 gennaio 2017

Migranti e psicostoria

Da sempre, uno dei miei scrittori di fantascienza preferiti è Isaac Asimov, Nato nel 1920 in una famiglia di ebrei russi benestanti immigrati in USA subito dopo la rivoluzione d'Ottobre, Asimov era, evidentemente, uno che di flussi migratori se ne intendeva. Oltre a scrivere di fantascienza, Asimov era un grande divulgatore scientifico ed uno scienziato: aveva conseguito un PhD in biochimica e per alcuni anni insegnò come professore associato presso la Boston University School of Medicine.
Alcune delle idee concepite dall'Asimov scrittore, come le famose tre leggi della robotica, sono tutt'oggi discusse anche nella letteratura scientifica. Un'altra idea di Asimov, poco ortodossa e sicuramente di difficile realizzazione se pure fosse possibile, è la psicostoria , una ipotetica disciplina scientifica che studierebbe l'evoluzione della società umana (e quindi predirrebbe la storia) a partire da una configurazione iniziale nota. Un po' come la meccanica statistica, la psicostoria riguarderebbe le probabilità con le quali determinati eventi potrebbero verificarsi e, in analogia alla Meccanica Statistica, che è fondata sulle Leggi della Meccanica, essa sarebbe basata sulle "Leggi dell'Umanistica", che, ovviamente, bisognerebbe prima individuare.

Con un po' di presunzione, e rifuggendo da ogni approccio ideologico, mi permetto di suggerire una, anzi quattro, possibili "leggi dell'umanistica" che riguardano il problema delle migrazioni.
0) I flussi migratori sono proporzionali al gradiente della ricchezza percepita.
I lettori iniziati alla scienza capiscono perfettamente. Per gli altri posso cercare di tradurre: i migranti si muovono dove trovano, o sperano di trovare, migliori condizioni di vita. Credo che, a partire dalle migrazioni degli ominidi, tutta la storia abbia rispettato questa legge. Non è un mistero neppure che, ai flussi migratori, le popolazioni che si percepiscono come privilegiate possano cercare di opporre "muri" di vario genere. Sembra proprio che i Neanderthal siano stati i primi a farlo, opponendo la propria superiorità fisica ai più gracili Sapiens che, dall'arida Africa, cercavano di raggiungere la fertile Europa. Successivamente ci provarono i Romani, i Cinesi e, anche adesso, ci vorrebbero provare in molti.
Spingendo oltre la mia presunzione, dal momento che sono soltanto un'appasionato e certo non uno specialista di storia, mi sento di enunciare, sempre evitando approcci ideologici, alcune altre leggi che riguardano i fenomeni migratori:
1) Le popolazioni che vivono nei territori che ricevono i migranti, spesso non esprimono entusiasmo per la visita.
Non sappiamo cosa i Neanderthal pensassero dei Sapiens, ma sappiamo per certo che, presso i Romani, le parole "barbaro" (in origine significava "straniero") e "vandalo" (in origine era soltanto il nome con cui si indicavano gli appartenenti ad una certa tribù germanica) assunsero un significato assai poco lusinghiero
2) Raramente i muri sono stati utili a fermare flussi migratori
3) Con l'importante eccezione dell'invasione dell'Homo Sapiens (che, apparentemente, ha cancellato la civiltà Neanderthaliana senza che ne restassero tracce), il risultato delle invasioni è una civiltà nuova, diversa tanto da quella di chi è giunto con le migrazioni quanto da quella di chi le ha subite.
Dopo aver enunciato queste Leggi fondamentali dell'Umanistica riguardo alle Migrazioni senza concessioni a tentazioni ideologiche, ma limitandomi alla generalizzazione di fatti osservati (mi perdonerete se scrivo con un tono più adatto ad un articolo scientifico, visto che cerco di temperare con l'ironia), posso adesso permettermi di suggerire una via d'uscita pratica. Come tutti sanno, a questo punto è difficile non essere condizionati dall'ideologia, così non pretenderò di non esserlo. Il mio ragionamento è semplice e segue dalla Legge Zero e dalla Legge Due: un tentativo per arrestare le migrazioni potrebbe essere fatto cercando di annullare il gradiente della ricchezza percepita, e, dal momento che, almeno in parte, ciò che percepiamo è la realtà, la mia modest proposal è cercare di annullare i gradienti della ricchezza. Per la verità ci sarebbero almeno due modi diversi per farlo. Uno è impoverire i paesi ricchi: questa è la strada seguita dal capitalismo finanziario globalizzatore, magari facendo in modo che soltanto pochissimi individui siano veramente ricchi (ah, Gini!) e che le frontiere della ricchezza non siano facili da individuare, protette come sono dal segreto bancario, dalle Isole Cayman e dall'IOR. Una strada alternativa è lavorare per migliorare le condizioni di vita nei Paesi meno sviluppati. Quest'ultima, naturalmente, è una via che potrebbe suggerire soltanto un comunista qual sono.