domenica 5 maggio 2013

Menzogne e malaffare


La politica in Italia è diventata una recita a soggetto. I principali attori sono i media, televisioni e giornali, che ogni giorno diffondono menzogne e spargono veleni. Non fai in tempo a smontare le menzogne e a trovare gli antidoti ai veleni che ne trovi di nuovi e sei costretto a ricominciare da capo. Se qualcuno ti mente e, ogni volta che riesci a sbugiardarlo, ti spunta con una nuova menzogna, nella vita di ogni giorno semplicemente smetti di dargli conto e decidi che è inaffidabile. I media italiani invece si sostengono mutuamente e, così facendo, sostengono il sistema della disinformazione, che non può essere messo a tacere come sarebbe con un comune impostore. Così gli italici talk show televisivi, oltre che dai politici, sono popolati dai direttori dei giornali, continuamente ascoltati, incensati ed invocati come novelli oracoli.
La crescente diffusione della rete ha causato una forte contrazione delle vendite per i quotidiani italiani (vedi figura) tuttavia, quasi a compensare, cresce il numero delle apparizioni televisive dei loro direttori. In questa maniera, televisioni e giornali costruiscono quella falsa verità ufficiale che i nostri intellettuali da strapazzo aspiranti opinion maker si sentono, a loro volta, in dovere di diffondere sui social network. 
Come d'altra parte è logico, il principale obiettivo della campagna di disinformazione mediatica sono le reali novità che si affacciano all'orizzonte politico e culturale del Paese: in altri tempi furono i comunisti 'mangiatori di bambini' e 'senza dio', oggi è il turno del Movimento 5 Stelle (M5S) e di Beppe Grillo, assurto al ruolo di Anticristo mediatico. Come nella favola di Hans Christian Andersen, "I vestititi nuovi dell'imperatore", così Beppe Grillo assume il ruolo del bambino o del matto che, alla vista del regal pisello, ci grida che "Il Re è nudo!".  Naturalmente, the show must go on, la messa in scena deve andare avanti e nessuno può impunemente mettere in dubbio la maestosa bellezza degli abiti regali. Per futura memoria, racconto qui due storielle andate in scena negli ultimi mesi sui social network.

Prima storiella: i "vincoli" della troika. Ho partecipato ad epiche discussioni sui social network intorno alle cose che un  ipotetico governo italiano con volontà di rinnovamento, secondo i matti come me e Grillo, avrebbe potuto e, secondo i benpensanti, non avrebbe potuto fare. In questo caso, il limite tra ciò che si poteva e ciò che non si poteva fare sorgeva dall'introduzione del vincolo del pareggio di bilancio imposto ai Paesi dell'Unione Europea (UE). Questa politica, generalmente indicata come fiscal compact, è stata giustificata dai vertici della troika costituita da UE, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale (FMI) sulla base di un lavoro "scientifico"[1] di due economisti di Harvard, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, i quali affermano che la crescita economica è impossibile per i paesi con un debito che supera il 60% del prodotto interno lordo (PIL). Sebbene il lavoro di Reinhart e Rogoff fosse stato contestato dal premio Nobel per l'economia Paul Krugman [2] e dal giurista italiano Stefano Rodotà [3], esso costituì la giustificazione dell'introduzione nelle Costituzioni dell'obbligo del pareggio in bilancio per i Paesi dell'Unione e della soglia magica del 60%. Una scelta sciagurata - in Italia è stata cavalcata dal governo Monti-Bersani-Berlusconi - che ha causato un enorme aumento della disoccupazione, dando inizio alla stagione di macelleria sociale che molti Paesi dell'UE - Grecia e Italia in testa - stanno vivendo. Recentemente un giovane e brillante economista di un'università americana, Thomas Herndon [4], ha dimostrato che il lavoro di Reinhart e Rogoff era viziato da grossolani errori per quanto riguarda l'analisi dei dati e che, soprattutto, i dati relativi a Paesi fortemente indebitati che tuttavia presentavano una vivace crescita economica (Australia, Canada, Nuova Zelanda) erano stati omessi . Insomma, la tanto celebrata regola del 60% non era soltanto una bufala ma pure una truffa. Una truffa pagata con lacrime e sangue da milioni di lavoratori europei. Rinunciare ai vincoli di bilancio imposti dall'Unione Europea non è dunque soltanto fattibile e legittimo, ma è addirittura necessario per restituire prospettive di sviluppo e di lavoro all'Europa. Personalmente credo che sia un necessario andare oltre e chiedere la rimozione dei vertici della troika che di questa truffa sono, se non responsabili, quantomeno complici.


Seconda storiella: le offese del comico. Dalle elezioni politiche del 24 febbraio 2013, abbiamo tutti ascoltato la storiella del probo Bersani che avrebbe voluto governare con il M5S e che continuava ad essere insolentito dal comico Grillo. Personalmente, il 21 aprile, avevo proposto [5] una ricostruzione dei fatti che portarono al fallimento del tentativo di Bersani di formare un governo.
"C'è stata una trattativa Grillo-Bersani prima che iniziassero le consultazioni del Capo dello Stato, in particolare, come abbiamo letto sui giornali, in quella fase, i contatti sono stati tenuti da Dario Fo. Non sono stati incontri formali e tanto meno pubblici. L'incontro in diretta streaming di Crimi e Lombardi con Bersani è avvenuto solo dopo, quando la partita era ormai chiusa, come Grillo aveva ripetuto in modi fin troppo bruschi. Come Grillo ha scritto sul suo blog, senza essere smentito da alcuno, Bersani non aveva offerto al M5S neppure un ministero, cosa sicuramente atipica per un governo di coalizione, ma si era limitato a pretendere i voti del M5S. Sul programma di governo vi era inoltre un disaccordo insanabile su due punti essenziali per il M5S: il finanziamento pubblico dei partiti e, soprattutto, l'adesione del PD alla politica del cosiddetto fiscal compact. Una questione secondaria, ma anch'essa importante, era che il M5S avrebbe preferito, alla guida del governo, una personalità indipendente. Grillo ha ritenuto probabile che il PD, che - ricordiamo - veniva dall'esperienza del governo Monti-Berlusconi-Bersani, non fosse affidabile. Grillo ha detto chiaramente di temere che un governo Bersani, senza il pegno costituito dalla la presenza di ministri M5S, avrebbe potuto segretamente concordare un pacchetto di decreti con i vecchi alleati Berlusconi e Monti, e approvarlo in Consiglio dei ministri prima che il M5S potesse ritirare la fiducia. Un simile pacchetto sarebbe stato poi approvato in Parlamento con una maggioranza Bersani-Berlusconi-Monti ed i decreti sarebbero rimasti.[...] Adesso, a posteriori, tuttavia, diventa evidente, sulla base di quanto è successo per l'elezione del presidente della Repubblica, che le paure di Grillo fossero più che giustificate. Grillo, da consumato e intelligente leader politico qual è, ha voluto rendere evidente a tutti i cittadini quanto Bersani fosse inaffidabile, con l'offerta di un accordo di governo in cambio dell'elezione di Rodotà che avrebbe costituito garanzia sufficiente. Adesso, alla fine della storia, posso dire che Grillo ha fatto bene a non formare un governo con Bersani perché quel governo avrebbe sicuramente fatto quanto Grillo temeva, se mai si fosse costituito."
La mia ricostruzione faceva uso di dichiarazioni mai smentite di Grillo: il PD non aveva mai recapito al M5S alcuna offerta di formare un governo insieme. Fui aggredito da molti: l'argomento era che le affermazioni di Grillo non erano suffragate da prove e quindi, provenendo da un comico inaffidabile, verosimilmente false. Il primo maggio, ospite di Vespa a "Porta a porta", le stesse cose le ha confermate Marina Sereni, vicepresidente del PD e della Camera dei deputati [6]. Il PD governa con il PDL perché questo era il disegno politico del partito di Bersani! Ahi, questi comici inaffidabili!

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Andamento delle vendite dei quotidiani italiani dal 1990 al 2011. 
(fonte FIEG, federazione Italiana Editori Giornali,
http://www.fieg.it/upload/salastampa/rapporto_2012.pdf ) 



[1] Reinhart, Carmen M.; Rogoff, Kenneth S. (2010). "Growth in a Time of Debt". American Economic Review 100 (2): 573–78. doi:10.1257/aer.100.2.573


sabato 4 maggio 2013

C'è del marcio nel PD

L'on. Marina Sereni (vice presidente del PD e della Camera dei deputati) spiega tutto a "Porta a porta"[1]: "L'idea non era di fare un governo con il M5S, l'idea era di chiedere al M5S che nascesse un governo di centrosinistra rimanendo (il M5S) cosa distinta". L'on. Sereni conferma quindi quanto Grillo aveva detto: il PD non ha mai voluto il M5S al governo, ma ne avrebbe volentieri accettato i voti, ovviamente per
fare la propria politica. Il PD di Bersani, evidentemente,  non voleva correre il rischio di essere ostacolato dal M5S nella politica di severa austerità che si è impegnato a seguire, e che è richiesta dagli accordi europei sul fiscal compact. Quando poi l'operazione di invischiare il M5S nella politica di macelleria sociale non è riuscita il PD si è orientato per la formazione di una maggioranza con i precedenti alleati, Berlusconi e Monti. Il patto scellerato è stato suggellato con la rielezione di Giorgio Napolitano, autoproclamatosi garante degli "accordi europei" e la costituzione del governo Letta-Alfano.

[1] https://www.youtube.com/watch?v=CElZOET0mNg

mercoledì 1 maggio 2013

Primo maggio - Festa del lavoro


Auguri a tutti i lavoratori e alla nostra Costituzione, la più bella del mondo

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

http://www.youtube.com/watch?v=qlcAPQxZE48

martedì 30 aprile 2013

Perché è fallita la trattativa tra PD e M5S

Continuo a rispondere alla stessa domanda in mille diverse discussioni. Scrivo qui quello che penso una volta per tutte. Come in tutte le partite politiche ci sono fatti e opinioni. Qui cerco di tenere distinti gli uni dalle altre.

C'è stata una trattativa Grillo-Bersani prima che iniziassero le consultazioni del capo dello Stato, in particolare, come abbiamo letto sui giornali, in quella fase, i contatti sono stati tenuti da Dario Fo. Non sono stati incontri formali e tanto meno pubblici. L'incontro in diretta streaming di Crimi e Lombardi con Bersani è avvenuto solo dopo, quando la partita era ormai chiusa, come Grillo aveva ripetuto in modi fin troppo bruschi. Come Grillo ha scritto sul suo blog, senza essere smentito da alcuno, Bersani non aveva offerto al M5S neppure un ministero, cosa sicuramente atipica per un governo di coalizione, ma si era limitato a pretendere i voti del M5S. Sul programma di governo vi era inoltre un disaccordo insanabile su due punti essenziali per il M5S: il finanziamento pubblico dei partiti e, soprattutto, l'adesione del PD alla politica del cosiddetto fiscal compact. Una questione secondaria, ma anch'essa importante, era che il M5S avrebbe preferito, alla guida del governo, una personalità indipendente. Grillo ha ritenuto probabile che il PD, che - ricordiamo - veniva dall'esperienza del governo Monti-Berlusconi-Bersani, non fosse affidabile. Grillo ha detto chiaramente di temere che un governo Bersani, senza il pegno costituito dalla la presenza di ministri M5S, avrebbe potuto segretamente concordare un pacchetto di decreti con i vecchi alleati Berlusconi e Monti, e approvarlo in Consiglio dei ministri prima che il M5S potesse ritirare la fiducia. Un simile pacchetto sarebbe stato poi approvato in Parlamento con una maggioranza Bersani-Berlusconi-Monti ed i decreti sarebbero rimasti. Si può discutere all'infinito se la posizione di Grillo fosse giustificata in quel particolare momento ed è chiaro come Grillo abbia deciso di rompere le trattative sulla base di una sensazione, sulla base del suo intuito politico. Si può anche discutere su quanto Bersani fosse in buona fede e quanto condizionato dai complicati equilibri interni al suo partito. Quello è stato, comunque, il passaggio fondamentale. Bersani non ha offerto di più e Grillo ha deciso di non fare il governo con lui. Adesso, a posteriori, tuttavia, diventa evidente, sulla base di quanto è successo per l'elezione del presidente della Repubblica, che le paure di Grillo fossero più che giustificate. Grillo, da consumato e intelligente leader politico qual è, ha voluto rendere evidente a tutti i cittadini quanto Bersani fosse inaffidabile, con l'offerta di un accordo di governo in cambio dell'elezione di Rodotà che avrebbe costituito garanzia sufficiente. Adesso, alla fine della storia, posso dire che Grillo ha fatto bene a non formare un governo con Bersani perché quel governo avrebbe sicuramente fatto quanto Grillo temeva, se mai si fosse costituito. Valutare le personali responsabilità di Bersani, Renzi o D'Alema sarà sicuramente rilevante per il dibattito interno del PD nei prossimi mesi, personalmente, come cittadino e iscritto del M5S, non mi ci appassiono. Naturalmente, gli esiti futuri della discussione interna al PD mi interesseranno, come interesseranno il M5S che dovrà valutare se da tali futuri avvenimenti emergeranno interlocutori credibili.

[Pubblicato su Facebook il 21 aprile 2013]

Il fiscal compact è una truffa grossolana!

Lo studente di dottorato Thomas Horndom ha clamorosamente smentito Kenneth Rogoff, docente di Harvard ed economista del Fondo Monetario Internazionale e della Federal Reserve. La teoria di Rogoff [1] riguarda l'aumento con il tempo del debito di uno stato e, proprio sulla base di questa teoria, l'Unione Europea ha imposto il "fiscal compact", ovvero gli assurdi limiti all'indebitamento, causa dell'irreversibile crisi economica che attanaglia la Grecia, l'Italia e molti altri paesi dell'Unione Europea. Uno degli errori riportati da Horndom [2] è dovuto all'impiego di strumenti software poco idonei, ma soprattutto è grave il fatto che Rogoff e la sua coautrice Reinhart  abbiano sistematicamente omesso dal loro studio alcuni dati, in particolare quelli relativi a Australia, Canada, e Nuova Zelanda, perché mostravano elevati tassi di crescita pur in presenza di un grosso indebitamento. Omettere dati che contraddicono la tesi che si vuole dimostrare è una pratica considerata inaccettabile dalla comunità scientifica internazionale. La revisione critica condotta da Horndom mette dunque seriamente in dubbio non solo i risultati ma la stessa riputazione scientifica di Rogoff.    
Le tesi di Rogoff erano state criticate in precedenza, su altre basi, da molti autori tra i quali il premio Nobel per l'economia Paul Krugman.  Insieme ad altri premi Nobel per l'economia, Krugman 
aveva diffuso numerosi appelli contro il fiscal compact.



[1] Reinhart, C.; Rogoff, K. (2010). "Growth in a Time of Debt". American Economic Review. Papers & Proceedings 100 (May 2010): 573–578. doi:10.1257/aer.100.2.573




Un approfondimento giornalistico

http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/r2/2013/04/29/news/il_ragazzo_che_ha_smentito_harvard_salvando_il_mondo_dall_austerit-57674306/

Il debito e la parabola del contadino saggio


Da prima delle elezioni avevo fatto delle previsioni, poi rivelatesi esatte, sull'evoluzione della situazione politica italiana. Prevedevo l'impossibilità di un governo csx-Monti, perché non avrebbe avuto i numeri, e quindi la costituzione di un governissimo PD-PDL-Monti. Ero infatti convinto che i poteri forti, banche in testa, avrebbero condizionato il PD a fare quella scelta. Non è che io avessi fatto i tarocchi: mi sono limitato a leggere ed interpretare i sondaggi e le posizioni politiche dei vari partiti. Un governo PD-M5S era, secondo me, impossibile perché inconciliabili sono le posizioni politiche dei due partiti. Infatti, mentre il M5S vorrebbe contrastare lo strapotere delle banche e dei poteri forti, il PD è vincolato dall'accettazione del fiscal compact, e del Meccanismo Europeo di Stabilità, che sono stati imposti proprio dalle banche e dai poteri forti. Bersani ha fatto proposte al M5S - è vero - ma quelle proposte erano inaccettabili perché un governo PD sostenuto dall'esterno dal M5S mai avrebbe potuto mantenere alcuna delle sue promesse. La rapidità e la premeditazione con cui Bersani è stato fatto fuori da Napolitano, autonominatosi garante supremo del fiscal compact, e dai suoi compagni di partito ne sono la riprova. Giornali e televisioni, saldamente nelle mani di PD e PDL, sostengono oggi una tesi del tutto opposta: il mancato accordo PD-M5S sarebbe da imputare a quest'ultimo, dimenticando l'appello fatto da Grillo "eleggete Rodotà e faremo il governo".  Ma Anche Stefano Rodotà era inaccettabile per il PD, non soltanto perché laico e non ricattabile, ma ancora di più perché colpevole di avere denunciato l'introduzione del fiscal compact come principio costituzionale [1].

Lo scopo delle menzogne mediatiche è delegittimare il M5S, perché è la sola alternativa democratica credibile al sistema PD-PDL-Monti. Prima delle elezioni avevo fatto un'altra predizione: il governissimo non sarebbe durato a lungo. Anche qui non avevo usato la sfera di cristallo. Il governissimo Letta nasce da precisi interessi economici e farà una politica del tutto simile a quella del governissimo di Monti: tagli su istruzione, sanità e ricerca a fronte di nessun investimento produttivo. Pagare il debito restando entro i parametri economici fissati dalla troika Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale non permette infatti oggi alcuna politica di sviluppo. Se posso usare un paragone, l'Italia si trova nella situazione di un contadino fortemente indebitato che deve scegliere se pagare il mutuo o comperare le sementi per l'anno prossimo. La politica di Monti e di Letta è quella di pagare il mutuo, costi quel che costi, l'errore più grosso che si possa commettere. Senza le nuove sementi non vi sarà il prossimo raccolto, perderemo il nostro lavoro e non vi saranno le risorse per pagare la prossima rata del mutuo. Un contadino saggio non rinuncerebbe mai a comprare le nuove sementi. Egli, infatti, spiegherebbe ai propri creditori che è loro stesso interesse accordare dilazioni e condizioni migliori e, se messo alle strette, non pagherebbe comunque. Meglio fallire adesso, dopo aver seminato per il prossimo anno, che fallire il prossimo anno, quando ci saranno rimasti tutti i debiti e non vi sarà più alcun raccolto. Oggi la situazione è proprio questa, il governo Letta non comprando nuove sementi condurrà il Paese alla fame, letteralmente. Le tensioni sociali inevitabilmente cresceranno e, almeno in parte, si indirizzeranno verso un conflitto di piazza piuttosto che verso atti di violenza isolati o verso l'autolesionismo. Questo, a sua volta, comporterà un'escalation della repressione poliziesca, che sarà gestita da Alfano, il mastino di Berlusconi. Quanto potrà durare? Quando lo Stato non sarà più in grado di pagare gli stipendi e le pensioni verrà a mancare anche quel po' d'ossigeno che finora ha permesso al sistema di andare in qualche modo avanti. Poi le strade possibili saranno soltanto due: o nuove elezioni o la trasformazione del governo Letta in una dittatura parafascista.

[1] http://temi.repubblica.it/micromega-online/lo-scippo-della-costituzione/